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Il periodo al fronte (1915-1918)

Nella sua vita Giuseppe Lombardo Radice si è rivelato «uomo non senza contraddizioni, […] socialista e idealista, meridionalista e interventista democratico, monista e pluralista, ispirato a Gentile e a Croce ma anche al realista e positivista Salvemini»¹ aderente al Partito Socialista Italiano (PSI) ispirato proprio da posizioni salveminiane, si era impegnato nel 1910 in prima persona nella lotta politica per la città di Catania, fondando il Fascio delle Organizzazioni Professionali e Politiche Democratiche con lo scopo di eliminare dall’amministrazione della città le vecchie clientele.

Fu con lo scoppio della prima guerra mondiale, che l’impegno politico di Lombardo Radice, subì una svolta. Come molti altri democratici, tra i quali Salvemini, si convinse della necessità dell’intervento in guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, andando a scontrarsi anche con la moglie Gemma, di idee socialiste, e in disaccordo con le sue posizioni interventiste.

Dimessosi nel settembre dal PSI, dopo l’intervento italiano, chiese di partire volontario per il fronte; inizialmente la sua domanda fu respinta, sia perché per la sua forte miopia era già stato riformato alla visita di leva, sia perché il Ministero della Pubblica Istruzione lo dichiarò indispensabile per l’università sia perché il Ministero della Pubblica Istruzione lo dichiarò indispensabile per l’università. Fu infine arruolato dopo avere minacciato le dimissioni dall’insegnamento, e dopo aver seguito un corso per allievi ufficiali a Catania. Con il grado di sottotenente dal settembre 1917 fu inviato sul monte Pasubio, nella zona di Vallarsa presso il comando del genio del V corpo d’armata facente parte della I armata.

Nel fondo fotografico di Indire troviamo le testimonianze della sua esperienza al fronte raccontate attraverso le immagini e le parole scritte su verso delle fotografie inviate di Lombardo Radice alla famiglia tra il 1915 ed il 1918. Tra le fotografie, molti i suoi ritratti in divisa, nonostante dichiari di non amare le ‘civetterie’ imposte dai fotografi professionisti e senza compiacersi troppo della sua immagine. Inviando i propri foto-ritratti, scrive alle figlie, mantenendo sempre vivo il suo ruolo di paterno educatore: «Alla Giuseppina in premio della sua seconda lettera ‘da scolara’, papà» e dedica messaggi rassicuranti alla moglie: «Un pensiero dai miei bei roccioni protettori. Vivi sempre serena sul mio conto. Peppino».

Non mancano, nelle dediche sul verso delle fotografie, riferimenti ad aspetti sereni e scherzosi vissuti o volutamente esposti alla famiglia per stemperare la difficoltà della situazione, quale la foto del cane Leno, ‘amico’ di trincea inviato alle bambine o l’ironia dello stesso Lombardo Radice riguardo la sua impostata posa fotografica da generale. I luoghi descritti nelle lettere e solo immaginati dalla famiglia nei lunghi mesi di lontananza del capofamiglia, sono raffigurati nelle fotografie dei luoghi della Vallarsa, luogo di rifugio per lunghi mesi in quanto territorio di scontro. Il pensiero di Lombardo Radice ancora va ai figli quando invia la fotografia della casa sul Lago di Speccheri, dedicandola a Giuseppina che precedentemente ne aveva immaginato le fattezze in un disegno inviato al padre.

Subito dopo Caporetto su sua richiesta, Lombardo Radice fu addetto al servizio di propaganda per il quale ideò gli Spunti di conversazione coi soldati indirizzati a tutti gli ufficiali dei reparti del corpo d’armata. Il progetto prevedeva lezioni per gli ufficiali e conversazioni per i soldati, utilizzando parole e retorica adeguate alla loro preparazione. Alla base del pensiero di Lombardo Radice vi era una ‘pedagogia di guerra’, che sosteneva la necessità per tutta la nazione di appoggiare lo sforzo bellico della nazione. Nel febbraio 1918, quando il comando supremo istituì presso tutte le armate le sezioni P (Servizio di informazioni, assistenza e propaganda), per di migliorare le condizioni morali e materiali di soldati e popolazioni dei territori coinvolti, il pedagogista fu chiamato a organizzare il centro di collegamento con la prima linea presso il X corpo d’armata. Nel luglio fu infine chiamato a dirigere il Servizio P della VIII armata comandata dal generale Enrico Caviglia. Nell’ottobre, trasferito su sua richiesta, divenne capo sezione P presso la III armata e poté così partecipare alla battaglia di Vittorio Veneto.

Alla fine della guerra, ritornato alla vita civile Lombardo Radice elaborò, sulla base dell’esperienza positiva fatta al fronte, un progetto di propaganda educativa, da avviare tramite la realizzazione di un centro appositamente adibito a Roma, con il compito di elaborare progetti, ricerche, statistiche e iniziative propagandistiche, nell’ottica di formare tra i giovani italiani lo spirito nazionale di cui il Paese era carente. Discusso durante un incontro nel 1919 con il ministro della Pubblica Istruzione Agostino Berenini, il progetto non ebbe però seguito, osteggiato dalla burocrazia ministeriale. Nonostante questa battuta d’arresto, nel maggio 1919 Lombardo Radice avviò la pubblicazione della rivista, L’Educazione nazionale, in cui sosteneva i principi dell’idealismo, indicando proprio nell’opera educativa la via necessaria per «l’intimo rinnovamento dell’anima italiana» e costituendo a tal fine il Fascio di Educazione Nazionale, a cui aderirono tra gli altri Ernesto Codignola, Giovanni Gentile, Piero Gobetti e Giuseppe Prezzolini. La rivista si occupò inoltre di documentare e collaborare con le altre esperienze di rinnovamento didattico di matrice attivistica presenti in Italia, da Maria Boschetti Alberti a Giuseppina Pizzigoni, alle sorelle Agazzi, e ha rappresentato l’esperienza in cui si definì il pensiero antifascista del Lombardo Radice, sviluppatosi poi dal 1924.

¹Cfr. G. Cives, Attivismo e antifascismo in Giuseppe Lombardo Radice: critica didattica o didattica critica?, Firenze, La Nuova Italia, 1983.




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Giuseppe Lombardo Radice in una trincea, 1917. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.
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Il cane Leno. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice Verso: Il cane Leno: 'Alle care bambine perché conoscano l'amico nuovo di papà'. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.
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Il cane Leno. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice Verso: Il cane Leno: 'Alle care bambine perché conoscano l'amico nuovo di papà'. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.
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Giuseppe Lombardo Radice con Ravaglia e Fagiuolo, 1917. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.
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Giuseppe Lombardo Radice smista la posta, 1917. Verso: “22 maggio 1917. Desidero la fotografia della mia Lauretta, per vedere se è veramente tornata forte e grassa. Papà'”. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.
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Giuseppe Lombardo Radice smista la posta, 1917. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.