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Prima e dopo il ‘68

Suggestioni fotografiche per parlarne cinquant’anni dopo

Una piccola mostra fotografica che vuole evidenziare il prima (quante cose erano già state fatte…) e tutto quello che è stato possibile fare dopo l’esplosione del movimento degli studenti (e non solo) nel 1968. Elementi visivi immediati che seguono una scuola ancora post-fascista che si confronta con le innovazioni e i cambiamenti della didattica attiva in un rapporto inevitabilmente conflittuale con i grandi mutamenti sociali del dopoguerra.

 

La caduta del fascismo e l’avvento al potere delle forze democratiche comportarono un generale ripensamento del sistema educativo: in molti casi, però, come in tanti altri settori della pubblica amministrazione, alle intenzioni di riforma non seguirono immediatamente fatti concreti, tanto che, fino ai governi di centro-sinistra degli anni Sessanta, anche nella scuola prevalse di fatto una linea di continuità con il periodo fascista a livello di programmi e di struttura complessiva dello studio.

Tuttavia, furono molte dal dopoguerra le esperienze innovative ispirate all’idea di una “scuola attiva”, luogo in cui l’apprendimento avrebbe dovuto realizzarsi in modo dinamico procedendo di pari passo con il progresso sociale. Basti pensare alla Scuola-Città Pestalozzi voluta a Firenze da Ernesto Codignola, al Movimento di Cooperazione Educativa, alla scuola di Don Lorenzo Milani a Barbiana.

livello normativo, invece, dobbiamo attendere gli anni Sessanta: fu nel 1962, infatti, che venne elaborata la prima sostanziale riforma della scuola, quando, con l’abolizione della distinzione tra scuola media e avviamento professionale, si istituiva la scuola media unica. Negli anni seguenti altri furono gli interventi normativi di rilievo, in primis la legge dell’11 dicembre 1969 che liberalizzava l’accesso universitario a ogni diplomato. L’esigenza di una scuola in cui le diverse componenti avessero maggiore spazio e potessero contribuire al miglioramento della didattica diede poco dopo origine ai decreti delegati del 1974, che istituirono gli organismi collegiali per la gestione democratica della scuola e introdussero la possibilità di sperimentazione, sia curriculare sia didattica, all’interno delle scuole di ogni ordine e grado. Infine con la Legge 517 del 1977, l’Italia abbandonava definitivamente il modello della separazione formativa dei bambini e dei ragazzi con disabilità, affermando il principio dell’integrazione nelle classi comuni e promuovendo una pedagogia inclusiva.

 

La mostra è stata  allestita in concomitanza di Fiera Didacta 2017 presso LibriLiberi

Progetto a cura di: Pamela Giorgi
Ricerche iconografiche e progettazione gallery: Irene Zoppi
Progetto di allestimento: Pamela Giorgi e Elisabetta Olobardi
Ufficio comunicazione: Antonella Sagazio e Michele Squillantini

Immagini: Archivio Storico Indire, Fondo fotografico




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